Anno: 2002 – 2007
Luogo: Fumane,
Valpolicella (VR)

Cantina Valentina Cubi

L’edificio sorge lungo la strada per la Valpolicella, all’interno della proprietà agricola che, coltivata a uliveti e vigneti, è immersa tra boschi e frutteti, in un’area punteggiata da laboratori artigiani e da piccole serre. L’assetto della cantina, che asseconda l’orografia del terreno, è regolato da un impianto rettangolare stretto e lungo distribuito su tre livelli. Il piccolo ma complesso manufatto evoca un effetto di sottili contrappunti, che interpretano il senso profondo del paesaggio collinare, modellato da una millenaria azione dell’uomo. Così in primo luogo alla semplicità geometrica dell’impianto si contrappone un alzato declinato da sequenze di pareti di materiali eterogenei. Questi setti murari enfatizzano con sobria eleganza la varietà cromatica e materica che si rivela sotto l’ondulata copertura di lamiere in zinco-titanio, poggiata su travi di legno lamellare. Dal viale di accesso si snoda il percorso pedonale che, separato dalla rampa carrabile più esterna, costeggia la cantina e passa davanti all’alloggio del custode, la cui presenza è segnalata da uno scarto nella copertura. L’ingresso dei visitatori è ritagliato tra la parete di contenimento del terreno, realizzata con gabbie metalliche riempite da pezzame di pietra di Vicenza, e un setto impercettibilmente curvato in pietra chiara, tessuto in maniera da creare tasselli lapidei diversamente sporgenti e geometricamente controllati. L’espressività materica dei setti verticali, che delimitano il passaggio di accesso, trova un contrappunto orizzontale nella pavimentazione, rustica e sofisticata allo stesso tempo, in cemento e porfido, che si estende a regolarizzare lo spiazzo antistante, conferendogli la grazia accogliente di un sagrato antico.

All’interno, dove una passerella aerea introduce agli spazi di vendita, di produzione e agli uffici amministrativi, le pareti in vivo cemento e le travature metalliche sono lasciate a vista: la loro esibita funzionalità strutturale e la loro onestà costruttiva traducono in architettura, immediatamente leggibile, il messaggio della genuinità non artefatta della produzione vinicola. Al piano superiore la sala per la degustazione dei vini si spalanca, tramite una parete vetrata, sulla straordinaria vista del vigneto e delle colline circostanti. Un montacarichi, ingentilito dal rivestimento in listelli di legno, e una rampa metallica dall’andamento irregolare, dalle maestranze di cantiere immediatamente denominata “la scala ubriaca”, raggiunge l’interrato dove si trovano l’ingresso carrabile per il carico e lo scarico, le grandi botti metalliche, che occupano uno spazio a doppia altezza, l’area visitatori, la “barricaia” e il vano per la conservazione delle bottiglie antiche di pregio, una sorta di archivio storico vinicolo. Le pareti cementizie, esternamente intarsiate da lamine di zinco-titanio con inserti di multistrato di legno okumè africano, sono visivamente staccate dalla copertura da un tagliente inserto vetrato, così che la copertura sembra galleggiare lieve e sinuosa contrapponendosi ai saldi volumi scatolari del corpo di fabbrica. La variegata ed eterogenea commistione di materiali e di colori è tenuta in equilibrio, grazie alla perfetta disciplina dei volumi, alla meticolosa cura dei dettagli costruttivi e ai misurati accordi cromatici e di superficie dei materiali, che si amalgamano nella luce, dialogando armoniosamente con il dolce paesaggio collinare.

Fotografie di Giovanni Peretti.

Committente: Azienda agricola
Valentina Cubi