Anno: 2020-2025
Luogo: Valpolicella (VR)

Villa in Valpolicella

Tra le pieghe collinari della Valpolicella, dove la valle di Negrar si allarga verso l’orizzonte, la terra porta i segni scultorei di un’antica alleanza tra l’uomo e il pendio. Per secoli, lo spietramento dei versanti e il paziente disegno dei muri a secco — le marogne — hanno domato le pendenze, trasformando la roccia in piani coltivabili, accarezzati dal sole e segnati dal lento deflusso delle acque. È in questa geografia di pietra, vite e luce che la casa trova la propria ragione d’essere, nascendo non come un artificio appoggiato al suolo, ma come un’emanazione diretta del paesaggio.  L’architettura sceglie la via della sintesi e dell’ascolto orografico. Anziché spezzare la continuità del declivio, l’edificio si incastra nel cuore della collina, ricomponendo i terrazzamenti irregolari e custodendone scrupolosamente le quote originarie. Le pareti cieche laterali e le murature di prospetto recuperano la tecnica antica del calcare veronese sbozzato e posato a secco, rincalzato da piccole scaglie nei giunti: le pietre di scavo tornano così a farsi riparo, tessendo un dialogo materico serrato con i vecchi muri di sostegno che punteggiano la valle.  A coronamento dell’opera, la solida copertura piana in cemento si mimetizza sotto il manto di un giardino pensile.

La terra restituisce così a se stessa la quota sottratta, lasciando affiorare appena pochi elementi funzionali impercettibili e lasciando che la natura continui il suo corso sopra l’abitazione. Intorno, gli storici cipressi sentinella all’incrocio con le strade e le tracce nostalgiche dei vecchi ciliegi selvatici continuano a raccontare le memorie contadine del luogo.  Se i lati immersi nel declivio offrono protezione e radicamento, la casa si apre all’orizzonte con una lirica leggerezza. Verso valle, la facciata diventa un’unica e profonda vetrata continua: le ante scorrevoli annullano ogni confine, proiettando gli interni verso la luce solare, il portico e il panorama della valle, che da qui appare quasi come un solenne fiordo di pietra e verde. Sul retro, rivolta a monte, una seconda parete trasparente cattura il riflesso della roccia affiorante e della vegetazione spontanea, ricomponendo nello specchio del vetro quella porzione di pendio interrotta dall’edificio.  All’interno, la scansione degli spazi vive di una semplicità essenziale. Gli ambienti del vivere quotidiano si allineano lungo il fronte aperto, inondati di luce ed estesi verso il panorama, mentre le zone di servizio e di passaggio trovano rifugio a ridosso della collina, illuminate da velate lama di luce indiretta che piove dall’alto.  Abbandonando la tentazione del contrasto, la casa mette in scena una tormentata e bellissima sintesi dialettica tra l’abitare contemporaneo e la memoria topografica: un’architettura silenziosa dove il tempo della pietra, la luce della Valpolicella e lo spazio domestico si fondono in un unico gesto.

Direzione lavori: Paolo Fossati
Fotografie: Giovanni Peretti

Committente: Privato